Le morti dei migranti nel Mediterraneo: riflessioni

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Ho letto quest’articolo molto interessante sul Guardian riguardo alle ondate di morti nel Mediterraneo e all’immigrazione. Ho fatto le mie riflessioni. Non posso più tenere gli occhi chiusi. E dobbiamo superare il nostro senso di impotenza.

In sintesi l’articolo dice che la vera ragione sta nella terribile ineguaglianza tra Nord e Sud del mondo, e che sappiamo esattamente come risolvere questa ineguaglianza per mezzo di una trasformazione radicale del nostro capitalismo sfrenato e un abbandono delle energie fossili che creano guerre e ingiustizie umane e planetarie. Solo che non lo vogliamo. Per approfondire ciò ho acquistato su Amazon il libro di Naomi Klein dal titolo “This changes everything” e sono molto curiosa di leggerlo. (esiste anche la traduzione italiana, gennaio 2015: “Una rivoluzione è possibile – Perché il capitalismo non è sostenibile”).

Penso al corso U.Lab di Otto Scharmer che ho appena fatto (U.Lab: Transforming Business, Society and Self), nel quale si parla di Social Divide, ovvero la separazione tra me e gli altri. È qui la questione. Le morti dei migranti nel Mediterraneo non sono accettabili (è un risultato collettivo che nessuno di noi a livello individuale vuole, ma che in un qualche modo singolarmente contribuiamo a creare).

Cosa posso fare io? Come sto contribuendo personalmente a questa situazione collettiva? Questa è la mia grande domanda. Aprendo forse uno spazio per la trasformazione? (Holding a space for the transformation). Creare uno spazio per la trasformazione dentro di me, nel mio cuore? Forse. Ma non è sicuramente sufficiente. Voglio guardare come io contribuisco a questo capitalismo sfrenato che crea queste ingiustizie sociali e queste guerre, la causa di fondo per queste morti nel Mediterraneo. Quello che è chiaro è che non voglio chiudere i miei occhi (sarei nella curva U dell’Absencing nel blinding (essere ciechi), di Otto Scharmer).

Elena

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